Quale dio greco ti rappresenta? La Psicologia Maschile.

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– Prima Parte –

L’ analista Junghiana Jean S. Bolen, dopo aver osservato che gli archetipi che si esprimono attraverso le dee dell’ antica Grecia dominano la personalità di ogni donna plasmandola, nella sua opera “Gli dei dentro l’ uomo” mostra come gli archetipi che si attivano negli dei siano responsabili della differenza e della complessità del mondo interno degli uomini.
Gli dei, al pari degli archetipi, sono figure generiche che descrivono la struttura alla base di quella parte dell’ uomo (o della donna, dato che spesso sono attivi anche nella psiche femminile) a cui corrispondono.
I miti che li caratterizzano sono sempre vivi in quanto gli dei e le dee ci parlano di verità relative alla natura umana, pertanto imparare a conoscerli può essere di aiuto sia agli uomini che alle donne; ai primi per comprendere ed entrare in contatto con ciò che agisce profondamente nella loro psiche, alle seconde per capire i comportamenti degli uomini importanti della loro vita.
In maniera analoga a quanto avviene nella psiche femminile, anche in quella maschile tutti gli dei sono modelli potenziali sebbene soltanto alcuni siano attivi e sviluppati.
In generale i bambini nascono con tratti di personalità abbastanza definiti, alcuni sono energici, altri calmi e pacati, alcuni solitari, altri più socievoli, ma una reazione che da un punto di vista archetipico è più caratteristica di un dio piuttosto che di un altro può attivarsi in seguito alla relazione con un’ altra persona o con un evento, così come in maniera analoga a quanto avviene nelle donne, la vita di ogni uomo attraversa fasi ognuna delle quali può essere dominata da uno o più dei.
Succede spesso all’ interno di una cultura patriarcale quale quella in cui viviamo, che gli uomini imparino ad uniformarsi alle norme della civiltà soffocando talvolta la propria individualità e, di conseguenza, le emozioni, tendendo ad indossare di frequente una sorta di maschera, ossia un atteggiamento accettabile per la cultura o la classe sociale a cui appartengono. Va da sé però che, sebbene tali aspetti emotivi vengano in qualche modo “celati” restano nella psiche a livello inconscio, pronti a riemergere alla coscienza non appena l’ archetipo viene accettato.
Per questi motivi conoscere gli dei si caratterizza come una sorgente di forza personale e la loro comprensione si muove parallelamente a quella del patriarcato in quanto sono entrambi forze potenti e invisibili che interagiscono e influenzano i singoli individui.
In tal senso gli dei si vengono a configurare come delle potenzialità, dato che nella nostra cultura patriarcale alcuni degli archetipi che esse incarnano devono essere liberati, altri ridimensionati.
Il patriarcato modella il rapporto tra padre e figlio ad un livello molto intimo e personale; per conoscere se stesso è fondamentale che l’ uomo sia consapevole dei suoi atteggiamenti e comportamenti, avendo chiaro cos’è il patriarcato e in che modo esso plasma i suoi figli.
Al pari di tutte le culture patriarcali, nella mitologia greca, gli dei padri sono divinità maschili dominatrici, versioni sovraumane degli uomini che detengono il potere e in quanto tali sono figure archetipiche la cui mitologia, considerata in senso metaforico, offre tanti insegnamenti sulla psicologia degli uomini.
Gli dei patriarcali sono maschi autoritari che, vivendo nei cieli o nelle montagne, tendono a governare dall’ alto e da lontano, si aspettano di essere obbediti ed hanno il diritto di fare ciò che vogliono.
Nonostante siano estremamente potenti, la loro fragilità si esprime nel timore spesso presente di venire spodestati dai figli e, come padri, spesso mancano di senso paterno mostrandosi talvolta ostili verso la prole.
In genere sono figli di madri deboli e sottomesse, a loro volta, da un padre violento. Proprio la sensazione di non essere stato protetto da piccolo dalla madre vissuta come vulnerabile scatena spesso una rabbia che, con buone probabilità, sarà trasferita verso le altre donne che incontrerà da grande; ciò può spiegare, almeno in parte, l’ ostilità verso il sesso femminile, tipica delle culture patriarcali che tendono a percepire la donna come debole.
Il distacco tra padri e figli inizia con il risentimento contro il figlio vissuto come rivale che si può presentare già prima della nascita, tanto che già la gravidanza della moglie può attivare nel dio i risentimenti non elaborati nell’ infanzia o scatenare gelosie nei confronti del nuovo arrivato.
Da un punto di vista psicologico il problema non va ricercato nell’ autorità che il padre detiene, anzi, i figli hanno bisogno di limiti precisi per acquisire sicurezza; se tale bisogno di fermezza del figlio però viene esaudito dal padre tramite la gelosia per essere stato sostituito negli affetti, l’ atteggiamento autorevole che ne deriva non può far altro che favorire un rancore ed un distacco reciproci, favorendo nel figlio adulto, lo stesso comportamento tanto odiato del padre. Questo paradosso si crea perché il figlio tenderà, da grande, ad identificarsi con l’ “aggressore” anziché con la “vittima” che è stato, sviluppando una sorta di odio nei confronti della propria vulnerabilità. Tale mescolanza tra il percepirsi cattivo e l’ idea di cattiveria è una confusione molto rinforzata dalla cultura patriarcale.
Sulla base di questa premessa, in maniera analoga al lavoro compiuto tempo fa (in riferimento all’ opera “Le dee dentro la donna di Jean S. Bolen”), analizzeremo, nei prossimi articoli, le caratteristiche maschili sulla base degli dei che li governano.

Vuoi sapere qual è il dio greco che ti domina? Scopriamolo insieme, nel prossimo articolo analizzeremo le caratteristiche del primo dio padre: Zeus, il dio del cielo.

Gli 8 dei:
Gli archetipi del padre: Zeus, Poseidone, Ade
La generazione dei figli:
– I figli prediletti: Apollo, Ermes
– I figli rifiutati: Ares, Efesto
– Il figlio “ambivalente”:  Dioniso

Riferimento Bibliografico:
– Bolen, J.S. (1994), Gli dei dentro l’ uomo, Casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma.

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