Sorridere per essere felici..!

images3Le emozioni ci accompagnano caratterizzando il vissuto di ognuno dal primo all’ ultimo giorno della nostra esistenza ed hanno sempre un’ origine adattiva.
Se la paura, infatti, permette di allontanare un pericolo salvando la vita, la rabbia impedisce di farsi prevaricare dagli altri, il disgusto evita di avvicinarsi a qualcosa di nocivo, la tristezza trasmette fragilità alle persone circostanti chiedendo implicitamente il loro aiuto, lo stupore aiuta a prestare maggiore attenzione ad un’ informazione ed infine la felicità, la più gradevole tra tutte, esprime agli altri un benessere che rende chi lo esperisce attraente e vitale favorendo così le relazioni.
Le emozioni, pertanto, sono sistemi complessi caratterizzati dai vissuti personali che li accompagnano, dalla valutazione cognitiva dell’ avvenimento che le genera, dai cambiamenti fisici inevitabilmente collegati, da espressioni facciali che le rappresentano e dalla tendenza all’ azione che determinano.

Ma come si genera un’ emozione? Da dove nasce?

Esistono molte teorie al riguardo ma in questo articolo prenderemo in considerazione le due principali.images4
Secondo la “Teoria Centrale” di Cannon, l’ origine delle emozioni va ricercata nei centri cerebrali dove si attivano e vengono controllate e regolate.
Pertanto, ogni tipo di esperienza emotiva nasce a livello cerebrale sulla base della valutazione di eventi interni o esterni all’ individuo; una volta che l’ emozione prende corpo, avvengono una serie di cambiamenti a livello viscerale e corporeo. Se proviamo felicità, per esempio, probabilmente il nostro battito cardiaco si farà più veloce, il nostro corpo diventerà più tonico e sul nostro viso comparirà un grande sorriso. Allo stesso modo quando sarà la tristezza l’ emozione dominante, avremo la sensazione di avere i muscoli del corpo stanchi e pesanti, gli occhi diventeranno lucidi e inizieremo a piangere.
Per la “Teoria Periferica” di James, invece, il processo collegato alle emozioni è inverso rispetto a quello appena descritto. In particolare, secondo lui nel momento in cui si verifica un avvenimento rilevante da un punto di vista emotivo, l’ attivazione fisiologica che ne deriva fornisce informazioni relative allo stato d’ animo che stiamo provando. In questo caso, nel momento in cui percepiamo un battito cardiaco accelerato e un’ irrefrenabile voglia di sorridere prendo consapevolezza del fatto di essere felice.
Questo pensiero, nato a fine 800, è stato ripreso e approfondito dalla più attuale “Teoria del Feedback Facciale”, secondo la quale le espressioni facciali forniscono informazioni di tipo percettivo, motorio, cutaneo e vascolare che influenzano il processo emotivo e secondo alcuni, questa caratteristica è talmente rilevante che il feedback facciale è in grado di generare, da solo, l’ esperienza emotiva.
In generale, sembra essere appurato che il feedback facciale riesca a aumentare l’ intensità dell’ emozione il che significa che “sforzandosi” di sorridere, con la conseguente contrazione dei muscoli del viso che ne deriva, al cervello arriva una sensazione di benessere in grado di migliorare il tono dell’ umore.
In tutte quelle giornate emotivamente impegnative, stancanti e “nere” fare questa piccola prova potrebbe risultare estremamente utile per sentirsi meglio..provare per credere.. 😉index

Riferimento Bibliografico:
– Mecacci, L. (2005). Manuale di Psicologia Generale, Giunti Gruppo Editoriale.

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