Psicologia di gruppo – “Io e l’ Altro”.

gruppo-psicologicoLa crescita psicologica passa attraverso tantissime vie.
Nell’ immaginario comune, quando si avverte l’ esigenza di iniziare un percorso di crescita personale, si pensa alla relazione diadica tra psicologo e paziente all’ interno di una cornice intima e ristretta in cui, nel rapporto con un professionista, si arrivano ad acquisire nuove consapevolezze di sé.
Ovviamente questa idea è corretta, ma non è l’ unica.
Partendo dal presupposto che esistono tantissimi tipi di gruppi psicologici o psicoterapeutici che si pongono obiettivi e modi anche molto diversi tra loro di lavorare, esplorare le proprie dinamiche all’ interno di un contesto gruppale fornisce, soprattutto in certi casi, un grande arricchimento al proprio percorso di crescita individuale.
La personalità di ognuno è quasi interamente il prodotto delle relazioni con gli altri e molto spesso la sofferenza si sviluppa proprio nel momento in cui queste interazioni vengono distorte. Ciò è in grado di spiegare da una parte perché partecipare ad un gruppo psicologico dia, di per sé, sostegno e forza, dall’ altra permette di comprendere quanto possa essere utile trattare certe dinamiche all’ interno di un contesto relazionale.
Come accennato, esistono tantissimi tipi di gruppi psicologici (o psicoterapeutici), che muovono da premesse e tecniche diverse e si pongono obiettivi differenziati, sulla base della loro strutturazione: si va da gruppi di rilassamento (ad esempio quelli di Training Autogeno) ai gruppi terapeutici che, a seconda delle tecniche utilizzate, abbracciano caratteristiche anche molto diverse tra loro (basti pensare ai Gruppi Gestàlt ed ai Gruppi Analitici), ai gruppi di sostegno, a diversi tipi di gruppi psicologici e di crescita personale.

Cos’è il Gruppo Psicologico “Io e l’ Altro”..?

Questo gruppo, progettato e condotto da me e dalla collega, Dott.ssa Giulia Lorenzini, si pone come obiettivo principale quello di favorire nei partecipanti una maggiore consapevolezza di sé nelle relazioni sociali, rafforzando la capacità di esporsi all’ altro, cosa tutt’ altro che semplice per la gran parte delle persone.gruppo-io-e-l-altro
All’ interno di un contesto rassicurante, vengono proposti giochi psicologici che permettono ai partecipanti di sperimentare se stessi in relazione agli altri, esplorando e cogliendo aspetti di sé spesso sconosciuti fino a quel momento, prendendo coscienza del fatto che l’ immagine di se stessi che appare all’ altro è spesso molto diversa da quella che ognuno di noi ha l’ impressione di dare.
Gli spunti di riflessione che nascono da questi stimoli hanno la grande potenzialità di favorire l’ introspezione, la crescita personale e la stima di sé e, influenzando il modo di percepire se stessi, permettono di produrre cambiamenti nel modo di relazionarsi all’ altro, prima all’ interno del gruppo e poi fuori, nei contesti della vita quotidiana.

L’ inizio del prossimo gruppo è previsto per mercoledì 5 aprile 2017 in via Fra’ Bartolommeo, 24 (Firenze).

Per maggiori informazioni:

ѱ Dott.ssa Giulia Lorenzini
Psicologa Psicoterapeuta
Tel: 334.3114986
Mail: giulia.lorenzini@eximite.it

ѱ Dott.ssa Ilaria Visconti
Psicologa Psicoterapeuta
Tel: 339.6034157
Mail: doc.ilariavisconti@gmail.com

Riferimento Bibliografico:
– Sullivan, H.S. (1953). The interpersonal theory of psychiatry. New York: Norton

Da cosa origina il bisogno di dipendere dagli altri?

Da piccoli dipendere da qualcuno è un bisogno fondamentale per la propria sopravvivenza.
Totalmente “nuovi” al mondo, senza nessuno che fornisca nutrimento e protezione, la vita di ognuno sarebbe, infatti, in grave e costante pericolo.personalita-dipendente3
È crescendo che, pian piano, acquisendo nuove competenze e capacità, esplorando il mondo e nuovi contesti, il bisogno di avere costantemente presente una figura di riferimento che possa fornire un senso di sicurezza e protezione diminuisce progressivamente lasciando il posto ad un desiderio di autonomia ed indipendenza, adeguato ad ogni fase evolutiva. Ovviamente ciò non vuol dire che non si avverta più la necessità di essere circondati da  persone emotivamente rilevanti, significa piuttosto che, nel momento in cui esse sono lontane la loro assenza non genera ansia.
Non sempre, però, le cose si svolgono “secondo i piani”. Può avvenire che anche da grandi permanga un bisogno eccessivo di essere accuditi e rassicurati dagli altri mettendo in atto comportamenti che, in modo più o meno implicito, suscitino una richiesta di attenzione e protezione costanti.
Il timore di fondo si basa sulla convinzione di essere totalmente incapaci di poter funzionare in modo indipendente ed è per questo che, pur di non perdere il supporto e l’ approvazione degli altri, la tendenza è quella di abbracciare un comportamento sottomesso, concordando su ciò che ritengono sbagliato o a non arrabbiarsi neanche di fronte alle ingiustizie per timore di perdere l’ approvazione degli altri.
Non esprimendo, in poche parole, mai se stessi come essere autonomi.
Ciò si traduce nella difficoltà di prendere decisioni, iniziare progetti o fare cose da soli, andare alla disperata ricerca di una relazione intima appena ne termina una.
Alla base di questo c’è la convinzione di essere completamente incapaci di funzionare senza la relazione con qualcuno diverso da sé ed è per questo che si ricerca in maniera rapida ed indiscriminata la presenza di un’ altra persona non appena se ne perda una significativa.

Da dove ha origine questa paura incondizionata di rimanere solo?

È probabile che le basi di questo disagio debbano essere ricercate nella prima infanzia, periodo in cui si stabilisce l’ attaccamento che inevitabilmente condizionerà le relazioni future di ogni persona (per approfondire clicca qui).
Questa fase di vita attraversata da ogni essere umano nei primi anni dello sviluppo è molto importante per la formazione della personalità in quanto permette di sviluppare l’ attaccamento verso l’ adulto che, avendo funzione di “colonna portante”, permetterà di esplorare il mondo sentendosi al sicuro, dipendendone sempre meno col passare del tempo.personalita-dipendente3
È possibile che questo tentativo costante e disperato di mantenere gli altri a sé possa derivare da una separazione precoce (fisica e/o emotiva) con la figura di attaccamento che porta a sperimentare dolorosi sentimenti di rabbia e abbandono ostacolando il normale e fisiologico processo di separazione e favorendo, al contrario, un’ emozione di ansia ogni qual volta si abbia la percezione di essere rimasti soli.
Il contesto terapeutico si configura in questi casi un ambiente privilegiato per comprendere tali meccanismi, dar loro un significato e accettarli dando così la possibilità di modificare certe tendenze controproducenti sebbene privilegiate.

Riferimenti Bibliografici:
– American Psychiatric Association (2014), DSM-5, Raffaello Cortina Editore.
– Davison C., Neale, J. M. (2000), Psicologia Clinica. Zanichelli Editore Spa. Bologna.

“Qual’è il terapeuta adatto a me?”. Mini-guida alla scelta del professionista giusto.

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Può arrivare nella vita un momento in cui ci si rende conto di aver bisogno di un aiuto professionale per uscire da una (più o meno) momentanea situazione di sofferenza interiore. Che si tratti di una crisi esistenziale o dell’ affacciarsi o perdurare di una sintomatologia specifica, quando si presenta l’ esigenza di intraprendere un percorso di crescita personale e cura di sé, la scelta dello psicoterapeuta adatto alle proprie esigenze deve avvenire in maniera serena, ma attenta.
Per i “non addetti ai lavori”, però, riuscire ad individuare lo specialista adatto alle proprie esigenze è cosa tutt’ altro che semplice, proviamo a fare un po’ di chiarezza sull’ argomento.

Per prima cosa: chi è lo Psicoterapeuta?

Lo psicoterapeuta è un professionista della salute mentale, laureato in Psicologia o in Medicina che, dopo la formazione Universitaria (e l’ esame di stato con conseguente iscrizione all’ Albo) ha completato il proprio percorso di studi presso una Scuola di Specializzazione.
Si differenzia dallo Psicologo perché, oltre a fornire sostegno psicologico, fare diagnosi, attuare interventi di prevenzione e promozione della salute, possiede competenze specifiche (acquisite durante l’ iter di specializzazione) che gli consentono di mettere in atto interventi terapeutici veri e propri tesi a comprendere dinamiche personali complesse e ad agire su una sintomatologia disturbante aiutando chi ne fa richiesta ad intraprendere un percorso di cambiamento.

Cosa sono gli approcci terapeutici?

 L’ approccio è la modalità terapeutica attraverso la quale il professionista si rapporta alla persona che richiede un supporto ed alla sua problematica. Sulla base della scuola di specializzazione, infatti, viene seguita una certa corrente di pensiero a seconda della quale si utilizzano modalità diverse per aiutare la persona che ne fa richiesta a ritrovare il proprio benessere psicologico.

Come scelgo l’ approccio adatto a me?

scegliere-psicoterapia2In psicoterapia gli approcci esistenti sono tantissimi e, mi rendo conto, ciò rende molto complesso il panorama della scelta per chi desidera intraprendere un percorso ma non sa quale sia il più adatto alle proprie esigenze.
Non esistono approcci migliori o peggiori, penso che esistano semmai psicoterapie più o meno adatte a quelle che sono le richieste dell’ individuo in un certo momento.
Sebbene sia personalmente convinta, infatti, che dietro ad ogni disagio o sintomo si nasconda una motivazione che vada indagata e resa cosciente al fine di poterla elaborare, è pur vero che alcune persone sono interessate esclusivamente ad eliminare un sintomo fastidioso, per esempio, e allora in quel caso esistono approcci preferibili ad altri, focalizzati esclusivamente alla risoluzione del problema.
In generale, nelle scuole di specializzazione, ai professionisti viene insegnato a fronteggiare ogni tipo di problematica, ciò che varia sono le tecniche utilizzate per farlo, ossia il modo di rapportarsi alla questione.
Per conoscere i diversi tipi di approcci, invito alla lettura di un mio articolo sulla rivista on-line PsicologiaOk.

Quali sono le caratteristiche di un buon terapeuta?

scegliere-psicoterapiaUna volta orientati nel mare magnum delle specializzazioni ed essersi fatti un’ idea di quale approccio possa essere più adatto alle proprie esigenze personali, si entra nel vivo della questione, ossia quale terapeuta scegliere tra tanti.
La prima (e forse unica) regola è quella di accertarsi le competenze del professionista e ciò può essere fatto controllando, sul sito di ogni Ordine di appartenenza, l’ iscrizione all’ albo e l’ abilitazione o meno ad esercitare la psicoterapia.

Per il resto, visto anche il peso che la soggettività riveste rispetto ad una scelta così delicata, non esistono delle vere e proprie regole, ma possono esserci delle indicazioni che, a mio avviso può essere utile seguire, in particolare:

φ Il terapeuta è un professionista, ciò significa che fornisce una prestazione remunerata altamente qualificata, bastata sull’ ascolto attivo e sull’ empatia che ha funzione di supporto emotivo; ciò nonostante non è un amico e pertanto, affinchè il percorso terapeutico sia efficace, i rapporti tra terapeuta e paziente devono restare vincolati all’ ambito della psicoterapia.

φ Legato a questo aspetto è il fatto che il terapeuta non dà consigli (per questo ci sono gli amici!), ma mette a disposizione le proprie conoscenze e competenze con l’ obiettivo di aiutare la persona a cogliere aspetti di sé (o degli altri) sconosciuti, a guardare le cose da punti di vista diversi e considerare nuove alternative per raggiungere un nuovo stato di benessere.

φ Con il terapeuta bisogna sentirsi a proprio agio, tranquilli e sereni nel raccontare quello che si vuole (se si desidera, senza forzature e con i propri tempi), nella consapevolezza di essere accolti in ogni proprio pensiero, emozione e comportamento senza essere giudicati.

φ Il terapeuta è un essere umano e, come tale, ha una propria storia di vita ed un vissuto emotivo che lo caratterizzano e lo accompagnano. La sua professionalità, però, sta anche nel riuscire ad essere il più possibile “risolto” nelle sofferenze e nei limiti con cui, come tutti, si confronta quotidianamente. È per questo che, a mio avviso, il fatto che segua a sua volta un percorso terapeutico e di supervisione è un valore aggiunto fondamentale alle sue doti lavorative.

Lo scopo di questo articolo è quello di cercare di fare chiarezza all’ interno di un tema che, vissuto per certi aspetti ancora come un tabù ho la sensazione che possa essere reso ancora più “spaventoso” dal fatto di non essere molto immediato e forse un po’ complesso nella sua comprensione.
Mi auguro che questa “mini-guida” sia in grado di raggiungere l’ obiettivo per cui è stata scritta, ossia favorire una maggiore apertura ad un mondo affascinante e arricchente come quello del percorso terapeutico.

Concludo con una citazione:

“La terapia è un viaggio alla scoperta di sé. Non è un viaggio rapido, né facile e neanche privo di paure. In certi casi può prendere l’ intera esistenza ma la ricompensa è il sentimento che la vita non sia passata invano” – Alexander Lowen

Buon Viaggio.. 😉

7 strategie di coping utili a regolare le emozioni di fronte alle difficoltà.

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Le emozioni fanno parte della vita di ognuno di noi, da sempre.
Dal momento in cui veniamo al mondo accompagnano la nostra esistenza, attivandosi ogni volta in cui si verifichi la necessità di fronteggiare un’ emergenza derivata dall’ ambiente. È grazie alla paura, per esempio, che evitiamo di mettere in atto comportamenti pericolosi o attraverso la tristezza che chiediamo aiuto agli altri, ovvero cerchiamo di tutelare il più possibile la nostra esistenza. In questo senso le emozioni preparano all’ azione attraverso tendenze comportamentali che spingono a muoversi verso qualcosa o, al contrario, evitarla. Queste azioni mentali sono molto importanti in quanto si caratterizzano come strategie con cui la persona affronta una certa situazione emotiva; in psicologia tale aspetto è definito coping ed influenza moltissimo la riuscita di fronte alle avversità della vita rendendo alcune persone più “vincenti” rispetto ad altre.
Quando ci si trova di fronte ad una circostanza problematica si può cercare di affrontarla usando una strategia centrata proprio sul problema, sfidandolo in maniera diretta attraverso le nostre risorse; al contrario, qualora ciò non sia possibile, si può adottare una strategia che si focalizza più sull’ emozione, che mira per lo più a controllare gli effetti negativi di una reazione emotiva troppo intensa.regolazione-emozioni2

Ecco 7 strategie di coping da utilizzare per gestire le emozioni di fronte ai problemi:

  1. Accettare il confronto:

Accettare il confronto è una modalità molto “attiva” di rapportarsi ai problemi in quanto, mantenendo ferme le proprie convinzioni, permette di combattere per raggiungere il proprio obiettivo, senza arrendersi.

  1. Prendere le distanze:

Questo stile spinge principalmente ad aggirare il problema, evitando di pensare troppo su quanto accaduto e andando avanti per la propria strada, senza mai voltarsi. Il problema, in questo modo, non viene “affrontato di petto”, ma isolato, senza ripensamenti.

  1. Autocontrollarsi:

L’ autocontrollo come strategia di coping porta a non condividere con gli altri tutti quei sentimenti sperimentati in seguito ad un evento vissuto in maniera più o meno traumatica. Evitando di cercare supporto negli altri, quindi, usando questa modalità si nasconde la propria difficoltà o sofferenza puntando prevalentemente sulle proprie risorse interiori.

  1. Ricercare il sostegno sociale:

Questa strategia è esattamente opposta alla precedente: anziché cercare di risolvere tutto da sé,  si sceglie, in questo caso, di parlare con chi, si pensa, possa essere di aiuto. Che si tratti di una figura di riferimento, di un conoscente o di qualcuno che suscita fiducia, in ogni caso viene accettata la comprensione offerta, facendone un’ importante risorsa.

  1. Accettare la responsabilità:

Si parte dall’ idea che, se qualcosa è avvenuto, ciò dipende in parte (o del tutto) da se stessi. Questo tipo di autocritica, da cui consegue un riconoscimento della propria colpa in ciò che è avvenuto, può essere un buon modo per affrontare un’ avversità.

  1. Pianificare la soluzione:

Preso atto della problematica presentata, ci si focalizza sul problema; in questo modo, analizzando la situazione, e prendendo atto del fatto che, compiendo certe azioni, si può trovare un rimedio, si tende a raddoppiare i propri sforzi per realizzare un piano di risoluzione.

  1. Rivalutarsi positivamente:

Si tratta di partire da se stessi per rapportarsi all’ imprevisto. Ritrovare fiducia in se stessi, sulle proprie capacità e risorse, acquisendo una buona stima si sé consente di porsi di fronte all’ ostacolo in maniera fiduciosa, favorendo così la nascita di buone idee. Pensare “Posso trovare una soluzione grazie alle mie risorse”, infonde un senso di sicurezza e tranquillità che pone di fronte all’ ostacolo in maniera serena e costruttiva.

Le emozioni si sono sviluppate proprio come risposta agli eventi esterni, nonostante questo talvolta, data la loro caratteristica di impulsività, può essere utile imparare a gestirle al fine di rapportarsi nella maniera più appropriata di fronte a tutte quelle avversità, più o meno frequenti, che si presentano nel corso della vita di ognuno.

Riferimento Bibliografico:
– Mecacci, L. (2001), Manuale di Psicologia Generale e Sperimentale, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze.

Smettila di arrabbiati per tutto e impara a gestire la collera.

La rabbia, al pari delle altre emozioni, ha ovviamente un ruolo adattivo che consiste in questo caso nel difendere se stessi o gli altri ogni qual volta ci si senta attaccati o minacciati nella propria integrità fisica ed emotiva. Pertanto, sebbene arrabbiarsi sia una reazione normale quando ci sente offesi, trattati in modo ingiusto o attaccati in qualche modo, reagire con la collera alla gran parte delle situazioni quotidiane può risultare estremamente controproducente per una serie di motivi.
Essendo un’ emozione molto intensa ed esplosiva, infatti, ogni volta che si sperimenta, si assiste ad una serie di cambiamenti che investono l’ intero organismo, dal cuore che inizia a battere all’ impazzata, ai respiri che si fanno brevi e rapidi, ai muscoli che diventano tesi, tutti cambiamenti questi che, a lungo andare, possono anche nuocere alla propria salute fisica (se vuoi approfondire, clicca qui).

rabbia4Inoltre, quando si è arrabbiati si tende a perdere il controllo della situazione diventando illogici ed irrazionali con il rischio di fare o dire cose non adatte al contesto sociale (che comunque impone norme comportamentali che vanno rispettate) e delle quali, soprattutto, potremmo non essere soddisfatti una volta sbollita la rabbia.
Sebbene restare calmi di fronte a certe persone o circostanze sembri talvolta impossibile, acquisire la capacità di controllare la propria collera, mantenendo “calma e sangue freddo”, imparando a gestire le circostanze in modo sereno e tranquillo è un favore che fai a te stesso, alla tua salute fisica e mentale.

Come riuscirci?

È fondamentale, prima di tutto, imparare a restare distaccati da ciò che sta avvenendo, evitando di scontrarsi con quelle emozioni intense ed impulsive che “ribollono” internamente desiderose di uscire fuori esplodendo; è infatti possibile mantenere la mente lucida, osservando la situazione da un’ altra prospettiva e reagendo nel modo più appropriato.
Se sbottare nell’ immediato può sembrare la soluzione migliore per sfogarsi, ci si rende conto nel tempo che, in realtà, serve a ben poco.

Ecco invece alcuni consigli estremamente utili derivanti dalla mindfulness e che possono essere utilizzati quando ci si trova in situazioni “a rischio collera”.

1. Riconosci il tuo stato di allerta.rabbia5

La collera, abbiamo detto, è sempre accompagnata da segni fisici che la caratterizzano e per questo può essere estremamente d’ aiuto imparare a riconoscerli per prevenire uno scoppia d’ ira.
Quando avverti  accelerazione del battito cardiaco, tensione muscolare, tendenza a serrare le mascelle ed a parlare con un tono di voce più forte e sgarbato, il corpo ti sta dicendo di essere pronto a “sferrare l’attacco”.
Impara, intanto, a riconoscere questi segni ed a prenderne consapevolezza.

2. Fermati e respira.rabbia6

Respirare è fondamentale per mantenere la calma, ma è la prima cosa che ci si dimentica di fare quando si è arrabbiati. Quando percepisci il corpo che inizia ad attivarsi in seguito al salire della tensione, prova a fare un esercizio: inspira lentamente contando fino a cinque, fai una pausa contando fino a tre ed espira, lentamente, dalla bocca. Una volta tirata fuori tutta l’ aria, riprendi a respirare normalmente..e poi ricomincia; così facendo riuscirai a ripristinare uno stato di maggiore calma, nell’ organismo e nella mente.

3. Distraitirabbia7

Ripensa alla giornata di ieri, recita una filastrocca, canta una canzoncina, vai a fare una passeggiata, guarda un film, chiama un amico, l’ importante è che tu riesca a trovare una strategia per spostare momentaneamente il pensiero a qualcosa di diverso da ciò che ti sta facendo arrabbiare.

Una volta che sarai riuscito a circoscrivere la collera potrai essere in grado di iniziare a pensare con razionalità a quanto avvenuto, cogliendo nuovi punti di vista e trovando soluzioni alternative, la gran parte delle volte maggiormente funzionali di quelle pensate d’ impulso.
Se ti accorgi che il tuo nervosismo scaturisce la gran parte delle volte da persone, situazioni o circostanze specifiche, può essere d’ aiuto iniziare a chiedersi perché ciò avvenga; è molto probabile, infatti, che in tal caso si tratti di proiezioni e quindi per eliminare definitivamente questo tipo di attivazione, occorre una comprensione più profonda di sé (se vuoi approfondire, clicca qui).

Riferimenti Bibliografici
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

 

Esci dalla zona di comfort..e inizia a vivere!

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La paura è una delle emozioni universali e, in quanto tale, possiede un importante valore adattivo. La sua presenza infatti, determinando uno stato di allerta, permette di stare alla larga dai pericoli garantendo a se stessi e agli altri la sopravvivenza.
Quando diventa eccessiva però, perde le sue caratteristiche funzionali e si trasforma in ansia, caratterizzandosi come un’ esperienza limitante che impedisce di far esplorare il mondo per il timore eccessivo di venirne ferito, da un punto di visto sia fisico che (soprattutto) emotivo.
Purtroppo però, a lungo andare, tale atteggiamento può diventare tanto rigido da intralciare la propria crescita e la possibilità di aprirsi a ciò che non si conosce, limitando le probabilità di vivere una vita libera e serena. Questo è il motivo fondamentale perché è importante farsi coraggio e uscire dalla propria zona di comfort.

Cos’è la zona di confort e in che modo costituisce un limite alla propria crescita personale?

“Comfort” letteralmente significa “sicurezza”, “protezione”, “rassicurazione”, pertanto quando si parla di zona di comfort si fa riferimento a quell’ area entro la quale si ha la percezione di essere al sicuro.
Ed è effettivamente così: nella zona di confort ci si relaziona esclusivamente a persone familiari, si eseguono le solite azioni quotidiane e le situazioni a cui ci si rapporta diventano prevedibili e controllabili, per questo il senso di ansia scompare o si minimizza all’ interno di un contesto tranquillo che, per quanto rassicurante è, al tempo stesso, estremamente limitante.
Questo senso di sicurezza, che può far riferimento a persone, situazioni o sentimenti, è caratterizzato dal bisogno di restarne ancorati evitando di mettersi in gioco sperimentando in questo modo cose nuove e preferendo piuttosto chiudersi in modalità conosciute sebbene disadattive dato che, per quanto possa essere spaventoso, nessuno è in grado di controllare li eventi e pertanto non è stando sotto una campana di vetro che si può evitare la sofferenza.
Rimanendo vincolati a quest’ area, infatti, ci si priva della possibilità di evolvere, di avere sorprese, di aprirsi a quell’ imprevisto che, sebbene temuto, rende la vita degna di essere vissuta, senza contare, inoltre, che più si resta fermi e disinteressati verso l’ incontrollabile più l’ ansia prende consistenza, innescando una sorta di circolo vizioso dal quale diventa sempre più difficile uscire (se vuoi approfondire, clicca qui).

Piccoli step per uscire dalla zona di comfort

zona-di-comfort2Fuori dalla zona di comfort c’è tutto ciò che non si conosce ed è per questo che per uscire fuori dal confine è necessario trovare il coraggio di fare piccole cose nuove.

LA PAROLA D’ ORDINE È “CAMBIARE”


Puoi decidere tu quanto “osare” ogni giorno quindi inizia a farlo iniziando da cose “banali” fino ad arrivare a quelle più “complesse”, senza fretta ma seguendo i tuoi tempi.

Ecco alcuni spunti per iniziare:

◊ Cambia strada: nel solito percorso da casa a lavoro, per esempio, segui percorsi alternativi; questo ti permetterà di incontrare nuove persone, scoprire magari un bel parco o un locale che non conoscevi.

◊ Sperimenta nuovi cibi: cucina cose diverse dal solito, potresti accorgerti di quanto sia piacevole assaggiare cose diverse da quelle a cui sei abituato.

◊ Sorridi (o fallo più spesso): Un’ espressione rilassata e serena è un’ importante canale di apertura al mondo.

◊ Inizia una nuova attività: ci sono tante cose che ti piacerebbe fare ma alla fine non ne inizi mai nessuna, fare qualcosa di nuovo è uno step abbastanza complesso, ma fondamentale, per liberarti delle tue corazze.

◊ Parla con uno sconosciuto: inizia per primo una conversazione con qualcuno che non conosci in situazioni quotidiane, in coda alla cassa, in fila dal medico, al vicino di poltrona al cinema..

◊ Non smettere mai di stupirti: concediti la gioia di andare oltre a quelli che credi essere i tuoi confini, sperimenta, tenta, abbi il coraggio di osare..e non aver paura.

“La vita inizia dove finisce la paura” – Osho

Riferimento Bibliografico:
– Mecacci, L. (2001), Manuale di Psicologia Generale e Sperimentale, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze.

Vivi le difficoltà come opportunità, sviluppa la resilienza!

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Non tutte le persone si rapportano e affrontano le difficoltà allo stesso modo, in particolare alcune possiedono una qualità fondamentale, la resilienza, che li porta a vivere le crisi non come limiti ma, al contrario, come importanti risorse.
Ed è così che le persone resilienti, indipendentemente dalle difficoltà incontrate nel corso del proprio sviluppo, sono in grado di condurre una vita serena in quanto anziché spaventarsi di fronte agli imprevisti, li affrontano con coraggio traendone il meglio, uscendone arricchiti.
Tendenti all’ ottimismo non temono le responsabilità, che si assumo senza fatica perché confidano nelle proprie capacità ma, nonostante questo, non hanno problemi a chiedere aiuto quando si rendono conto di averne bisogno.
La resilienza, concetto fondamentale in psicologia, può essere definita come la capacità di non piegarsi in seguito a situazioni complesse o dolorose ma di uscirne, al contrario, più forti di prima.
La cattiva notizia è che non tutte le persone possiedono questa fantastica caratteristica, quella buona è che si può imparare a svilupparla. In che modo?

♦ ROMPI COL PASSATO ♦

Restando bloccato al passato rischi di alimentare la crisi, anziché superarla. Soltanto una volta liberato dal peso di ciò che era e non è più ed aver realizzato ed accettato che non si può fare niente per cambiare le cose, è possibile raccogliere tutte le energie per andare avanti permettendo a te stesso di dare una svolta alla tua vita.

♦ PRENDITI LA RESPONSABILITÀ DELLE TUE AZIONI ♦

Attribuire la colpa delle situazioni spiacevoli ad eventi esterni, che si tratti del destino, della sfortuna o di altre persone, è una reazione piuttosto comune perché toglie dalla responsabilità dell’ errore e sposta la colpa da sé a qualcos’ altro. Purtroppo, però, ciò non favorisce la crescita personale perché, privilegiando una posizione di passività, impedisce di mettersi in discussione e diventare quindi artefici del proprio destino, per questo è importante prendersi la responsabilità dei propri errori.

♦ PONITI DEGLI OBIETTIVI ♦

Per imparare a sviluppare la resilienza è fondamentale porsi degli obiettivi da conseguire.
Puntare al raggiungimento di un traguardo permette infatti sia di evitare il senso di disorientamento che si prova quando si affrontano periodi di incertezza o di insoddisfazione che, cosa importantissima, di aprire la mente e quindi i propri comportamenti, a nuove strade.

♦ TROVA UN SUPPORTO EMOTIVO ♦

Che si tratti di un partente, di un partner, di un collega o di un amico, è importante avere intorno qualcuno che possa fornire appoggio nel momento del bisogno. Essere resilienti, non significa riuscire a risolvere tutto da soli, ma piuttosto saper chiedere aiuto quando i dubbi, i timori e le incertezze prendono il sopravvento, minando la capacità di risolvere i problemi.

♦ NON AVER PAURA DELLE NOVITÀ ♦

Le novità spaventano un po’ tutti, non essendo note, infatti, rimandano ad una sensazione di incertezza ed instabilità che non fa sentire protetti. Sebbene tutti temano il nuovo e l’ incerto, in certi casi il timore è talmente grande da superare di gran lunga la fiducia in sé, impedendo di crescere. La persona resiliente, sebbene spaventata di fronte a ciò che non conosce, non permette alla paura “di avere la meglio”, ma la usa per mettersi in guarda dai rischi, facendosi spingere avanti dalla curiosità e agendo con coraggio.resilienza3.jpg

Non è mai troppo tardi per impadronirsi di questa competenza ed è fondamentale imparare a farlo per potersi godere appieno la vita. Sforzati, quindi, di far pace col passato, assumiti la responsabilità della tua vita, poniti degli obiettivi e raggiungili senza angoscia..e prenditi, ogni tanto, una pausa per osservare e gioire di ciò che sei riuscito a raggiungere.

Buon lavoro! 🙂

Riferimento Bibliografico:
– Huber, M. (2009), La strategia dell’ orso bianco. TEA Pratica, Luglio 2009, Milano.

Un buon proposito per l’ anno nuovo: sviluppare la Mindfulness.

mindfulness2Ad oggi pochissime persone possono affermare di essere in grado di concentrarsi sul momento presente.
Per la gran parte di noi risulta difficile sperimentare l’ attimo in quanto la tendenza comune è quella di andare avanti con la mente programmando e progettando il futuro o, al contrario, rimuginando su quanto è (o non è) accaduto in passato; ciò fa sì che la mente non venga mai lasciata libera ma sia, al contrario, continuamente offuscata da un brusio di sottofondo rendendoci poco focalizzàti su di noi, su ciò che facciamo e percepiamo.
Sei in grado di ricordare, per esempio, quando è stata l’ ultima volta in cui hai svolto un’ attività quotidiana come mangiare, in modo “consapevole”? Lentamente, in silenzio, gustando gli aromi ed i sapori del piatto di fronte a te, senza lasciarti distrarre da pensieri o rumori, totalmente concentrato sulle tue percezioni gustative. In pochi rispondono, in genere, di rammentarlo con facilità, eppure alimentarsi in maniera consapevole permette di appezzare maggiormente il cibo, riscoprendo la piacevolezza associata ad esso ed evitando di nutrirsi in maniera “meccanica”.Mindulness3.jpg
I pensieri, infatti, tendono spesso ad avere la meglio sulla gran parte delle azioni automatiche e abitudinarie, distraendoci dalle sensazioni associate ad ogni gesto, allontanandoci dalla relazione con noi stessi.
Del pensiero, però, non si può fare a meno e il ruolo della mindfulness è proprio quello di instaurare con esso una relazione più fruttuosa, rendendoci consapevoli su quanto spesso la mente venga trattenuta inutilmente nel passato o catapultata nel futuro indipendentemente dalla nostra volontà.

Ma cos’ è la Mindfulness? In cosa consiste?

Si tratta di un processo che coltiva la capacità di portare attenzione al momento presente, prendendone consapevolezza e, quindi, accettandolo e “gustandolo” nella sua pienezza. Il suo obiettivo principale è quello di imparare ad eliminare la sofferenza che deriva dall’ andare troppo di corsa o quando non si riesce ad andare avanti, bloccati su un passato che ormai non può tornare ma dal quale è difficile svincolarsi.
La pratica della mindfulness, insegnando a focalizzarsi sul “qui ed ora” permette di lenire la sofferenza, favorendo il benessere grazie ad una profonda conoscenza di sé.
La sua applicazione consiste in una serie di esercizi che hanno la caratteristica fondamentale di poter essere applicabili in ogni circostanza anche da coloro che, persi nei ritmi frenetici e stressanti della vita quotidiana possono, tramite tali esperienze, imparare a cogliere ed apprezzare la vita anziché attraversarla di corsa anche mentre stanno facendo altro.
Esistono molti modi per praticare la mindfulness che hanno gli obiettivi di imparare a rallentarsi, allontanare gli schemi mentali ricorrenti e controproducenti, osservare le cose secondo prospettive diverse e più adeguate, recuperare il controllo della propria vita e, ovviamente, acquisire maggiore consapevolezza di sé.
In questa sede vorrei riproporli alcuni, utili per avvicinarsi a questo bellissimo percorso di crescita personale.

  • ABITUATI ALLA MINDFULNESS. Prova ad individuare, ogni giorno, un’ attività che la favorisca, che si tratti di una passeggiata, di un pasto tranquillo, o di una tisana, scegli dei momenti in cui staccare la spina e concentrarti esclusivamente su ciò che stai facendo, godendo appieno dei sapori, degli odori, dei colori che ti circondano.
    Per esempio, ogni giorno apriamo le porte ma lo facciamo, di solito, in maniera rapita e distratta; un esercizio, invece, potrebbe essere quello di guardare la propria mano che afferra la maniglia, in modo paziente, avvertendo il suo peso e la resistenza che oppone, annusando l’ aria e notando i cambiamenti tra temperatura interna ed esterna.
  • USA LA RESPIRAZIONE. La respirazione è alla base della mindfulness perché aiuta a rallentare e a starsene sul presente ed è per questo che imparare a sentire il proprio respiro è fondamentale. Puoi imparare a conoscerne il ritmo naturale posando una mano sul petto e prendendo consapevolezza della freschezza dell’ aria mentre si inspira e del calore quando si espira; può essere d’ aiuto anche usare l’ immaginazione nel farlo, per esempio, inspirando come se stessi annusando un fiore ed espirando come se stessi facendo bolle di sapone.
  • NON FARTI SPIAZZARE DALLE INTERRUZIONI. Sebbene la mindfulness abbia come obiettivo quello di fissare l’ attenzione sull’ esperienza presente, le interruzioni capitano inaspettatamente, nostro malgrado. Per evitare che ciò diventi fonte di frustrazione, inseriscile in programmazione, mettendo in conto momenti liberi durante la giornata. Altro obiettivo fondamentale a tal proposito è quello di imparare a dire di no a tutte quelle richieste fatte dagli altri qualora foste impegnati a fare altro.
  • ABBI UN ATTEGGIAMENTO DA PRINCIPIANTE. Avere una mente da principiante vuol dire affrontare le situazioni, le persone e le attività come se fosse la prima volta. minfulness4Impara qualcosa di nuovo, non importa cosa, che si tratti di una nuova lingua, di una ricetta, di uno sport, imparare qualcosa di nuovo è il modo migliore per acquistare una mente da principiante perché permette di ricominciare da zero. A tal proposito è utile percorrere strade diverse da quelle abituali, ascoltare musica come se si stesse ascoltando per la prima volta, concentrandosi sul ritmo, sulle parole, sulla melodia o vedere qualcuno con occhi diversi, accantonando le proprie convinzioni ed opinioni, cercando di focalizzarsi sulle sue qualità positive.
  • LIBERATI DALL’ INVIDIA. Un po’ di invidia, in misura limitata, può anche essere utile perché dà ispirazione e sprona al miglioramento, quanto diventa eccessiva, però, ha l’ effetto contrario, in quanto restringe le vedute ed impedisce di evolvere positivamente. Diventare consapevoli di questo è fondamentale, dire a se stessi “Sono invidioso” è il primo passo per lasciar andare questo fastidioso stato d’ animo. Usa l’ atteggiamento mentale da principiante per ricominciare da zero e raggiungere obiettivi mentali prefissati e, nel caso in cui non sia possibile ottenere ciò che l’ altra persona possiede, impara ad accettarlo senza fare svantaggiosi confronti.
  • REAGISCI ALLA MALEDUCAZIONE. Purtroppo ogni giorno abbiamo a che fare con persone maleducate e, in genere, la reazione istintiva di fronte a loro è quella di controbattere in maniera ostile. Replicare con mindfulness alla maleducazione, invece, consiste nell’ agire con gentilezza e per farlo è necessario esercitarsi: puoi provare, per esempio, quando ti capita di ascoltare in TV, alla radio o al bar, di ascoltare persone secondo te arroganti, a lasciar loro il beneficio del dubbio, imparando a pensar bene e non male degli altri. Ciò ti permette di collocarti su una prospettiva migliore per reagire con positività di fronte alle provocazioni, restando sereno.
  • AFFRONTA I CAMBIAMENTI. La vita porta con sé cambiamenti, che ci piaccia o meno le cose cambiano e spesso la reazione è quella di opporre resistenza a situazioni vissute come estranee per cui ci si batte per resistere al cambiamento restando così aggrappati al passato osservando con paura il futuro. La mindfulness può essere in questo caso di aiuto nell’ imparare a mollare la presa, accogliendo una situazione nuova con serenità e acquistando apertura mentale rispetto alla consapevolezza che nulla dura per sempre. Per imparare ad accettare questo può essere d’ aiuto imparare a cambiare le tue piccole abitudini perché trasformare ciò che si fa può trasformare il modo di pensare, imparando a concepire il cambiamento non come un limite ma come un’ opportunità.

Questi appena illustrati sono solo alcuni degli innumerevoli esercizi che, quotidianamente, possono essere effettuati per imparare a prendere consapevolezza di sé e della propria vita, fatta di istanti, imparando a goderne, cosa che troppo spesso abbiamo l’ abitudine di fare.
Penso che un buon modo per iniziare un nuovo anno sia quello di sperimentare una prospettiva in grado di apportare serenità, apertura mentale e crescita personale.

mindfulness

Riferimenti Bibliografici
– Hanh, T. N. (1987). Il miracolo della presenza mentale (1992 ed.). Roma: Ubaldini Editore.
– Hasson, G. (2016). Mindfulness, 100 esercizi per una vita più serena. Antonio Vallardi Editore, Milano.

Gestisci le difficoltà con il Problem Solving!

Problem Solving.jpgNessuno può sfuggire alle avversità, fanno parte della vita quotidiana e per quanto sgradevoli e fastidiose più si affrontano con calma senza farsi prendere dall’ ansia, tanto più è probabile che si trovino le soluzioni più adatte ad ogni circostanza.
Non sempre però è facile riuscirci: persi nella vita frenetica di ogni giorno, in un accavallarsi di preoccupazioni e ritmi di vita troppo rapidi, i pensieri si intrecciano e riuscire a dar loro un ordine elaborando soluzioni lucide in certi casi pare impossibile.
Ciò che non va dimenticato però è che la mente “pensa” e che, sebbene lo faccia in concomitanza ai ricordi, al linguaggio, alle emozioni ed alle motivazioni, si può, in certi casi, focalizzare l’ attenzione esclusivamente sul ragionamento logico, isolando il problema da tutto il resto e risolvendolo senza sovraccaricarsi di tensioni eccessive.
Proprio in queste circostanze può rivelarsi di grande aiuto la tecnica del Problem Solving che, sebbene affondi le sue radici nell’ ambito matematico, può essere estesa anche a contenuti meno “logici” e più “creativi” ed essere adattata, quindi, ad ogni tipo di problematica.

In cosa consiste la tecnica del Problem Solving?

problem-solving3Il presupposto di fondo è quello di considerare ogni problema come un ostacolo al raggiungimento di un certo obiettivo e la soluzione come il nuovo corso di azioni da intraprendere per raggiungere lo scopo prefissato.
Nello specifico, affinchè una problematica possa essere risolta, devono essere definiti 4 elementi:

  1. Lo stato iniziale → Consente di focalizzare l’ attenzione sul problema, cercando di definirlo e circoscriverlo.
  2. Lo stato finale che si intende raggiungere → Consiste nel definire l’ obiettivo ideale, quello a cui si aspira.
  3. Le azioni che possono essere applicate → Permette di individuare tutte le strategie possibili per fronteggiare la situazione difficoltosa.
  4. I vincoli che si pongono al raggiungimento degli obiettivi → Focalizza l’ attenzione sugli ostacoli che possono rendere difficoltoso il raggiungimento dell’ obiettivo.Problem Solving4.jpg

Ciò permette di costruire lo spazio del problema, caratterizzato da tutti gli stati potenzialmente raggiungibili a partire da quello iniziale attraverso l’ applicazione delle azioni disponibili.
Lo spazio del problema può essere visualizzato come un albero che ha alla base lo stato iniziale dal quale si diramano le diverse trasformazioni, ognuna delle quali produce un nuovo stato, dal quale si producono nuovi stati e così via..fino a che non si arriva alla soluzione finale.
Tale processo implica un cambiamento nell’ ottica e nelle strategie con cui si affrontano generalmente le situazioni avverse, permettendo di ordinare i pensieri in maniera calma e seguendo una logica, anziché farsi prendere dall’ ansia di risolvere “tutto e subito” con risultati, di frequente, controproducenti.problem-solving2
Sebbene, come accennato sopra, tale tipo di strategia si sia sviluppata e diffusa all’ interno di un contesto  scientifico, in realtà rappresenta una risorsa molto utile in tutti gli ambiti della vita e assolutamente adattabile anche a problematiche di tipo relazionale o emotivo.

Riferimento Bibliografico:
– Mecacci, L. (2001), Manuale di Psicologia Generale e Sperimentale, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze.

PROMOZIONE DI NATALE

– Sconto di 10€ per il periodo natalizio –

Promozione Natale.jpg

Il periodo di Natale rappresenta una fase dell’ anno molto delicata che può nascondere diverse insidie.
Sebbene sia amato ed atteso con entusiasmo da molti, rappresenta per altri un momento forzato, caratterizzato da ansia e malumore che può determinare l’ esordio o l’ accentuazione di sentimenti negativi quali stress e tristezza.

La Dott.ssa Ilaria Visconti offre l’ opportunità di iniziare un percorso terapeutico con prezzo ridotto per la durata del periodo natalizio (da mercoledì 21 dicembre 2016 a Giovedì 5 Gennaio 2017) presso il suo studio di Firenze, zona Coverciano.

È possibile fissare un appuntamento contattandola telefonicamente al 339.6034157 (preferibilmente orario pasti) o tramite mail all’ indirizzo: doc.ilariavisconti@gmail.com